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Quaderno d'appunti e pensieri

Europe’s got talent! Iniziano le audizioni parlamentari

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Le nomine ministeriali solo occasionalmente (casualmente?) riflettono le conoscenze e le competenze dei futuri ministri: quanti ne conosciamo di ministri della giustizia che non sanno cosa sia un decreto legge, di ministri dell’agricoltura che non saprebbero distinguere una zucca da una zucchina?

I commissari europei non credo facciano eccezione, non tutti sono scelti per le loro capacità e, anzi, in certi casi il sospetto che siano mandati a Bruxelles proprio per le loro qualità non eccelse esiste. Una differenza però c’è, almeno rispetto a quanto accade in Italia e in molti altri paesi: prima della nomina, prima di prendere funzione, i commissari europei devono presentarsi davanti ai membri del Parlamento europeo per un’audizione, come i candidati di un reality show davanti a una giuria: Europe’s got talent! verrebbe da dire (o almeno di spera)…

Durante queste audizioni, che gli inglesi suggestivamente chiamano grilling – cottura alla griglia -, gli eurodeputati possono interrogare i commissari-designati per valutarne la conoscenza del dossier, la preparazione, i punti di vista, l’impegno europeo. Se passano questo esame, se la giuria li promuove, si aprono allora le porte del Berlaymont – il palazzo sede della Commissione – per i cinque anni a venire.

Le audizioni dei membri della futura Commissione targata Juncker cominceranno lunedì prossimo (29 settembre) e termineranno il martedì della settimana successiva. Ogni candidato verrà esaminato per tre lunghe ore dai deputati delle commissioni parlamentari responsabili (ad esempio la commissione affari esteri s’occuperà della Mogherini). Il programma completo è disponibile qui. Ma prima i candidati devono rispondere anche a cinque domande scritte, due di natura generale (competenze, indipendenza, impegno europeo, relazioni col Parlamento) e tre specifiche (disponibili qui).

Se da un lato queste audizioni danno modo di testare conoscenze e capacità dei futuri commissari e conferire un’aura di professionalismo e meritocrazia al processo di nomina, dall’altro non bisogna illudersi che servano solo a questo. Le audizioni sono uno dei tanti strumenti che il Parlamento utilizza nella sua continua battaglia istituzionale con gli Stati membri, nel corso della quale cerca a poco a poco di ottenere nuovi poteri e prerogative.

I commissari sono infatti scelti dai governi nazionali e il Parlamento cerca di sfruttare l’opportunità delle audizioni per mostrare i muscoli e respingere al mittente alcuni candidati considerati scomodi o inadatti, far valere posizioni politiche, lanciare un messaggio ad alcuni leader nazionali. Opponendosi alla nomina d’un commissario e minacciando di non votare la fiducia all’intera Commissione se il commissario “incriminato” non venisse sostituito, il Parlamento ha trovato un modo efficace per far sentire la sua voce.

Molti ricorderanno il “caso Buttiglione” del 2004: inviato a Bruxelles da Berlusconi, Buttiglione era stato respinto dall’Europarlamento perché ritenuto inadeguato a ricoprire l’incarico assegnatogli di commissario alla giustizia e agli affari interni. Ufficialmente lo scontro fu dovuto alle sue opinioni sulle unioni omosessuali e sul ruolo della donna; in realtà, si trattò molto probabilmente di una manovra politica per colpire l’avversario principale, cioè Berlusconi e la sua credibilità internazionale. Del resto, se si leggesse il testo dell’intervento di Buttiglione (o almeno il comunicato stampa), ci si renderebbe conto che questo aveva espresso le sue opinioni, certo conservatrici (aggettivo che, inspiegabilmente, ha ormai assunto un’accezione negativa) e non condivise dai membri “progressisti” del Parlamento, ma aveva al tempo stesso chiarito che si trattava di un’opinione personale, che non gli avrebbe impedito d’agire in difesa dei diritti individuali, fedele al principio della distinzione tra legge e morale. Ma tant’è, sappiamo com’è andata a finire. Dopo Buttiglione, nel 2009, la vittima delle audizioni parlamentari è stata la bulgara Jeleva.

È probabile che una testa, almeno una, cadrà anche questa volta, o almeno che sarà necessario ridistribuire alcuni dicasteri: il Parlamento deve ricordare a Juncker e agli Stati membri che, senza il suo pieno appoggio, non si può andare da nessuna parte. Stando alla stampa internazionale, le possibili vittime sono tante: in primis, lo spagnolo Cañete, responsabile per cambiamenti climatici e energia; la primo ministro slovena Bratušek, nominata vice-presidente responsabile per l’unione energetica; il britannico Hill, commissario incaricato agli affari finanziari; l’ungherese Navracsics, fedelissimo di Orbán, indicato al portafoglio educazione, cultura e cittadinanza; il maltese Vella, nominato a commissario per l’ambiente e la pesca; la ceca Jourová, responsabile del portafoglio giustizia, consumatori ed uguaglianza di genere. Tra un paio di settimane ne sapremo di più.

Intanto sembra che anche la nuova organizzazione della Commissione proposta da Juncker non abbia ancora convinto del tutto il Parlamento europeo. Questo sarà uno dei temi principali delle audizioni, soprattutto di quella del primo vice-presidente designato Timmermans – romano e romanista – con il quale si cercherà di fare un po’ di chiarezza sulle relazione tra commissari e vice-presidenti, sulla ripartizione delle competenze, sull’organizzazione in project team e via dicendo. Con l’aiuto di tutti i santi, si spera che la nuova Commissione assumerà i propri poteri il prossimo 1° Novembre.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 settembre 2014 da in attualità, istituzioni con tag , , , , , .

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