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Quaderno d'appunti e pensieri

Il “cerchio magico” di Juncker

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Meno siamo, meglio stiamo” era il titolo di un programma di Renzo Arbore di qualche anno fa. Questo deve aver pensato Juncker quando assemblava i pezzi della sua squadra di governo nelle scorse settimane e che è stata presentata oggi.

Come accade in molti paesi, Juncker avrebbe probabilmente voluto formare un esecutivo con pochi commissari (magari poco più d’una decina), alcuni con e altri senza portafoglio, con alcuni ministri e vari sottosegretari. Ma le regole dei trattati sono chiare, la Commissione dev’essere composta da un commissario per Stato membro, e così formare un esecutivo snello, dinamico e coeso è un miraggio. Penso agli ostacoli che deve aver superato il nuovo presidente, e mi viene in mente l’immagine d’un bimbo di due o tre anni che non riesce a comporre un puzzle di 28 pezzi… Alla fine ci riesce, ma che fatica!

Nonostante tutto, Juncker non s’è dato per vinto e per far quadrare il cerchio, impresa notoriamente complicata, ha creato un “cerchio magico“, un gruppo di sette commissari col compito d’assisterlo e dargli consiglio e, soprattutto, di coordinare il lavoro dei restanti 20 membri della Commissione. I magnifici sette sono il vice-presidente vicario Frans Timmermans, l’Alto Rappresentante e vice-presidente Federica Mogherini, e altri cinque vice-presidenti: Andrus Ansip, Alenka Bratušek, Valdis Dombrovskis, Kristalina Georgieva e Jyrki Katainen.

Come spiegato nella lettera di mandato che Juncker ha scritto ai suoi, i vice-presidenti avranno il compito di coordinare e supervisionare i team di commissari su alcuni progetti specifici (ne sono indicati quattro: crescita, lavoro e investimenti; mercato unico digitale; unione energetica e climate change; unione monetaria) e sulle relazioni esterne, vigilare al rispetto dello stato di diritto e dei diritti fondamentali, curare la buona gestione delle risorse umane e finanziarie dell’Unione, e assicurare la good governance.

Per chiarire le idee, è forse meglio dare uno sguardo alla rappresentazione grafica pubblicata dalla Commissione, aprendo le immagini qui sotto:

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Questa nuova organizzazione della Commissione m’intriga. Il cambiamento del ruolo dei vice-presidenti, che prima s’occupavano del proprio portafoglio e ora invece devono per preoccuparsi di quello degli altri, e la creazione del “cerchio magico” è un interessante tentativo di cambiamento di un’istituzione spesso accusata – non sempre a torto – di lentezza e mancanza di visione. Se le cose andranno come previsto, il presidente e i suoi vice, agendo da sherpa e esercitando la necessaria leadership, dovrebbero essere capaci di creare quel dinamismo propositivo che manca inevitabilmente a un gruppo di 28 persone d’estrazione politica e culturale molto diverse.

Questo nuovo marchingegno è però delicato e credo che possa funzionare solo se tutti i partecipanti accettano di seguire alla lettera le regole del gioco.

Il presidente e soprattutto il suo “cerchio magico” devono accettare di portare sulle loro spalle una responsabilità politica maggiore rispetto a quella degli altri commissari: potranno sì rivendicare una parte delle vittorie ottenute dei commissari “normali”, ma dovranno soprattutto farsi carico delle sconfitte. I commissari “normali” invece dovranno vincere la tentazione di deresponsabilizzarsi, nascondendosi dietro alle spalle dei vice-presidenti. I commissari “normali” dovranno anche accettare il proprio ruolo in qualche modo subordinato, ma dall’altro i vice-presidenti non dovranno eccedere nel senso opposto e fare i bulli: c’è il rischio reale d’un conflitto tra fazioni, soprattutto perché di personalità forti che non accetteranno di farsi trattare come seconde linee ce ne sono (per esempio, Moscovici). E non bisogna neanche dimenticare che questa nuova organizzazione, pur stabilendo informalmente due pesi e due misure, si basa formalmente sul principio d’uguaglianza dei membri della Commissione, vice-presidenti e non, per cui tutti hanno uguale diritto di voto quando si tratta d’adottare una decisione.

Bisognerà aspettare ancora qualche settimana per vedere la Commissione all’opera e non si può escludere che ci saranno dei cambiamenti prima che il Parlamento conceda la fiducia, anche se non credo che questo nuovo sistema organizzativo sarà messo in discussione. Per quanto mi riguarda, se istintivamente l’idea di Juncker non mi dispiace (non me la sento ancora di dire che mi piace), soprattutto perché potrebbe politicizzare maggiormente il ruolo della Commissione liberando i vice-presidenti dalle redini del tecnicismo d’un dossier individuale, restano ancora molti dettagli da chiarire per capire se possa effettivamente funzionare. Io credo di sì, ma sono ancora molte le trappole nascoste dietro l’angolo.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 settembre 2014 da in attualità, futuro dell'Europa, istituzioni, opinioni con tag , , .

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