Prossima fermata: Europa

Quaderno d'appunti e pensieri

Grillo, Farage e le dinamiche di gruppo

Grillo Farage zoom

Senza aver preventivamente consultato la rete e senza aver trasmesso l’incontro in streaming, Beppe Grillo ieri l’altro era a Bruxelles per discutere con Nigel Farage, leader dello UK Independence Party, delle future alleanze politiche al Parlamento europeo che s’insedierà a breve.

Sono tante le considerazioni che si potrebbero fare sull’argomento, ad esempio sull’ormai esplicito orientamento euroscettico (prima solo anti-euro) del Movimento 5 Stelle e del suo collocamento a destra che l’alleanza sancirebbe (Farage non è Marine Le Pen, è vero, ma non è neanche propriamente Berlinguer…), ma le lascio stare.

È invece interessante notare che il M5S cerca attivamente alleati al Parlamento europeo, mentre in Italia si è sempre strenuamente opposto a ogni possibile alleanza: perché? Il M5S ha un piano per portare al di là dei confini nazionali il suo messaggio oppure ci sono altri motivi che possono spiegare queste manovre? Delle due, la seconda: Grillo sta giustamente cercando d’evitare che il M5S faccia da tappezzeria al Parlamento europeo, che i suoi vadano a finire nei “cessi che a Bruxelles stanno allargando per ospitare i grillini”, come dichiarato dal sempre elegante Berlusconi. Infatti delle due una: o il M5S s’allea con altri partiti europei, oppure è destinato a contare praticamente niente. La differenza la fa l’essere parte d’un gruppo parlamentare.

I lavori del Parlamento europeo, come solitamente accade anche nei parlamenti nazionali, sono dettati dalla Conferenza dei Presidenti, cioè dall’organo che riunisce i presidenti dei gruppi politici del Parlamento, decidendone il calendario, l’ordine del giorno, la ripartizione delle presidenze delle commissioni parlamentari e l’attribuzione dei differenti dossier legislativi. Oltre ad avere un potere decisionale interno molto importante, i gruppi parlamentari hanno anche tempo di parola – quindi visibilità – durante i dibattiti parlamentari e possono creare una struttura amministrativa di supporto con fondi e personale dedicati. Non far parte di un gruppo politico, trovarsi nella marmaglia dei “non iscritti” equivale praticamente a non contare nulla. Questo è stato ad esempio il caso del Front National durante l’ultima legislatura appena conclusa.

Il bello viene adesso però. Diversamente dai parlamenti nazionali, non basta un numero minimo di parlamentari per formare un gruppo. Se in Italia sono sufficienti, ad esempio, 20 deputati o 14 senatori, a Bruxelles/Strasburgo servono 25 eurodeputati provenienti da almeno 7 Stati membri. E qui casca l’asino perché i 17 pentastellati e i 24 di “faragini” da soli non vanno da nessuna parte: urgono alleanze!

Si potrebbe pensare: beh, basta aggiungere Le Pen, Wilders e qualche altra piccola compagine euroscettica di destra per risolvere il problema. E invece no, perché il Front National, appoggiato dalla Lega e dall’olandese Wilders, e la coppia Farage – Grillo sono in competizione tra loro per formare un gruppo.

I frontisti francesi sembra vogliano creare un gruppo parlamentare per uscire dall’isolamento – voluto e goduto – in cui si sono trovati negli ultimi anni, e cercare di fare un po’ di più che scaldare la sedia e intascare lo stipendio. Farage ha però escluso fermamente durante la campagna elettorale una possibile alleanza con Le Pen. Si possono immaginare due motivi: da un lato vuole distanziarsi dalle posizioni razziste e fascistoidi dei frontisti, dall’altro non vuole nel suo gruppo un partito più forte del suo che metta in discussione la sua leadership. Da questo punto di vista gli eurodeputati grillini non sono un grande pericolo visto che non li conosce nessuno… La battaglia tra euroscettici di destra si prospetta particolarmente dura, perché non mi sembra che ci sia un numero sufficiente di partiti per creare due gruppi separati (senza dimenticare che ne esiste anche un terzo, quello dei conservatori e riformisti apparentemente più moderato, creato dai Tories britannici quando hanno lasciato il gruppo Popolare).

Niente slancio riformatore europeo, niente sogno d’una Europa a cinque stelle: i movimenti di Grillo sono molto più prosaicamente dovuti alla necessità di non perdere i voti #unoxuno nei corridoi del Parlamento. Se poi i grillini sono contenti della svolta euroscettica, anti-immigrazione e fortemente conservatrice del loro capo, spetta solo a loro deciderlo con un voto sul blog.

PS: io però certe cose non le capisco. I grillini difendono il loro capo nonostante comportamenti a dir poco discutibili con la prassi del M5S: passi la mancata consultazione preventiva della rete e passi pure il mancato streaming dell’incontro con Farage, che sarebbe stato comunque imbarazzante – o divertente – visto l’inglese di Grillo e l’italiano di Farage. Ma è normale che adesso il cerchio magico del M5S s’allarghi al figlio di Casaleggio perché il padre non sta bene? Ma la tanto sbandierata meritocrazia è stata mandata affanculo pure lei? No, proprio non capisco…

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