Prossima fermata: Europa

Quaderno d'appunti e pensieri

Il semestre europeo tra mito e realtà

semestre zoom

Chi pensa (e spera) che dopo le elezioni europee non sentirà più parlare d’Europa, si sbaglia.

Certo se ne parlerà meno rispetto a queste settimane di campagna elettorale, l’interesse scemerà (io lo noterò dal numero di visite su questo blog…), ma il calo d’attenzione sarà probabilmente limitato perché dal 1° Luglio, e fino alla fine del 2014, l’Italia assumerà la Presidenza dell’Unione europea. Anche se lo volessero, i giornalisti non potrebbero certo ignorare l’agenda, i dibattiti e gli eventi europei legati alla Presidenza perché i responsabili politici li ricorderanno loro continuamente.

Ho parlato, sbagliando, di Presidenza dell’Unione europea (molti parlano anche di Presidenza dell’Europa), come fanno i media e i politici che cercano di rendere tutto appetibile e vendibile. In realtà si tratta d’un errore più grande di quanto possa sembrare a prima vista, perché in qualche modo inganna chi legge o ascolta. Parlando di Presidenza dell’Unione si dà l’impressione che l’Italia per sei mesi prenderà in mano le redini dell’Europa, governandola in maniera simile a quanto fa un governo nazionale. Ma le cose non stanno proprio così: il 1° Luglio Renzi non diventerà il Presidente (non eletto) dell’Europa o dell’Unione europea, l’Obama de noartri europei, non si trasformerà nel capo di tutti i capi.

A Luglio l’Italia assumerà – molto più prosaicamente – la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea, cioè la presidenza di una sola delle varie istituzioni europee, quella che riunisce i 28 Stati membri dell’UE. Questo vuol dire che quando i 28 ministri europei s’incontreranno per le varie riunioni del Consiglio (su affari interni, economia, agricoltura, ecc) toccherà al ministro italiano responsabile per la materia presiederle, gestire e guidare il dibattito e cercare un compromesso tra le parti. Niente a che vedere quindi con una generale e fantomatica presidenza dell’Europa, con Renzi e la sua squadra portati al governo dell’Europa tutta intera.

Ma si sa, in Europa le cose sono sempre un po’ più complicate di quanto sembrino. Dicevo che l’Italia presiederà e guiderà le riunioni del Consiglio: è vero, ma con alcune importanti eccezioni. Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, si sono create le figure del Presidente del Consiglio europeo e dell’Alto Rappresentante per la politica estera e di difesa, proprio allo scopo d’assicurare una certa stabilità in alcune aree e ridurre l’instabilità creata dai continui cambi di presidenza. Di conseguenza, Renzi non presiederà le riunioni del Consiglio europeo (che riunisce i 28 Primi ministri e Presidenti, e che in realtà è un’istituzione distinta dal Consiglio UE) come sarebbe successo qualche anno fa, ma queste saranno invece dirette da Van Rompuy e poi dal suo successore; né tantomeno la ministro Mogherini presiederà le riunioni dei ministri degli affari esteri, che saranno invece presiedute da Catherine Ashton e poi dal suo successore. Padoan presiederà invece le riunioni dei ministri dell’economia e delle finanze dei 28, il famoso Ecofin, ma non quelle parimenti importanti dell’Eurogruppo, il potente gruppo informale che riunisce gli stessi ministri ma solo dei 18 paesi dell’Eurozona, presieduto invece dall’olandese Dijsselbloem. In aggiunta a queste limitazioni, l’ampliamento dei poteri decisionali del Parlamento europeo hanno contribuito a ridurre ulteriormente l’influenza e l’importanza della presidenza semestrale del Consiglio UE.

Nonostante tutti questi distinguo, si tratta d’un incarico importante che offre grande visibilità (si consideri che ogni Stato ricopre questo ruolo solo ogni 14 anni!), ma richiede anche il dispendio di molte energie e comporta pesanti responsabilità, perché tutti – opinione pubblica nazionale e esponenti politici europei – si aspettano una prova di leadership da parte del governo in carica. Il potere che esercita la Presidenza del Consiglio dell’UE è in realtà un potere “morbido”, soft power appunto come dicono gli anglosassoni. Pur non potendo decidere o governare da sola, la Presidenza dirige e coordina i lavori e, cosa importantissima, fissa le priorità d’azione degli Stati membri e stabilisce l’agenda dei lavori nelle varie aree per sei mesi. In tal modo, la Presidenza in carica può a mettere all’ordine del giorno e discutere le questioni che ritiene importanti (e che magari non sono state trattate dai predecessori che avevano differenti priorità), dando impulso politico all’Unione per la soluzione di determinate questioni. Se ben gestita e sfruttata, stabilendo anche un dialogo costruttivo e una solida cooperazione con la Commissione e il Parlamento europei, il semestre europeo può creare le condizioni opportune per far avanzare e poi trovare una linea politica comune su alcune questioni che le stanno a cuore. E soprattutto offre una vetrina internazionale unica per mostrare di che pasta sono fatti coloro che governano un paese.

Per fare un esempio, si può facilmente immaginare che la Presidenza italiana metterà in alto nella lista delle priorità le questioni relative all’immigrazione e all’asilo, o ancora quelle relative alla crescita economica e all’occupazione. Se agirà bene, e se la fortuna l’accompagnerà, la Presidenza potrebbe riuscire a ottenere un accordo tra gli Stati membri, formalizzato in una dichiarazione politica che metta magari le basi per una legge europea se la Commissione e il Parlamento seguiranno a ruota. Ma credere che tutto questo possa farsi in soli sei mesi è ottimistico, c’è bisogno di tempo. Ma si sa, la costruzione dell’Europa è per chi ha la veduta lunga e tanta pazienza, e in passato molti politici italiani (inclusi i cosiddetti “burocrati” come Monti o Padoa-Schioppa) hanno dimostrato di saperci fare, nonostante tutto.

Il semestre italiano sarà però anche un periodo un po’ particolare per due motivi. Il primo, il più banale, è che il secondo semestre dell’anno è in realtà più breve, perché ad Agosto in Europa come in Italia di solito non succede granché. Il secondo, più importante motivo è che la Presidenza italiana si svolgerà durante un periodo di grandi cambiamenti. Tra Giugno e l’autunno il nuovo Parlamento uscito dalle urne dovrà insediarsi, formare i gruppi politici, nominare i membri delle varie commissioni, eleggerne i vari presidenti, ecc. e solo dopo potrà cominciare a lavorare a pieno ritmo sui vari dossier; in aggiunta esiste sempre la grande incognita del risultato elettorale e della possibile forte crescita dei partiti euroscettici, che potrebbero rendere il dialogo istituzionale più complesso. Anche la Commissione sarà in un periodo particolare perché l’esecutivo Barroso II è uscente, quindi potrà teoricamente svolgere solo compiti d’ordinaria amministrazione nell’attesa che un nuovo esecutivo europeo con pieni poteri ottenga la fiducia del Parlamento, probabilmente in autunno.

Le condizioni non sembrano quindi essere le migliori per una presidenza ambiziosa, perché il governo italiano potrà contare probabilmente poco sull’apporto del Parlamento e della Commissione, anche se spero d’essere smentito. Ciò non toglie che il governo italiano potrebbe sfruttare a suo vantaggio questa situazione e approfittare dello spazio lasciato temporaneamente libero dalle altre istituzioni per mostrare serietà e leadership che potrebbero valergli prestigio e influenza anche e soprattutto dopo il semestre di Presidenza. Il modo in cui l’Italia riuscirà a relazionarsi con gli altri paesi europei, la maniera in cui l’azione italiana sarà percepita dai partner europei potrebbero far riguadagnare all’Italia la stima e la credibilità perduta in Europa negli ultimi lustri, riportandosi al centro del dibattito sul futuro dell’UE. Sarà certamente l’opportunità di scoprire se Renzi e la sua squadra sono degli interlocutore credibili per Merkel e Cameron, i due leader nazionali che in questo momento sono probabilmente quelli più capaci di far sentire la loro voce in Europa.

 

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