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Quaderno d'appunti e pensieri

L’Europa raddoppia le possibilità nazionali e le preserva da ogni decadenza – Alcide De Gasperi

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L’associazione delle nostre esperienze sociali, culturali, amministrative raddoppia le nostre possibilità nazionali e le preserva da ogni decadenza dando loro uno slancio nuovo verso la creazione di una civiltà progredita ed ancora più elevata

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Su un argomento concordo con gli euroscettici: il futuro non lo si può imbastire ignorando la storia, dimenticando il proprio passato. Non si può realizzare qualcosa di nuovo, una nuova struttura politica, negligendo i costumi e le pratiche – spesso secolari – che regolano il modo di vivere dei diversi popoli europei. Qualsiasi persona con un minimo di buon senso ne converrebbe.

Il buon senso non dovrebbe neanche far dimenticare tutte le sfaccettature di questo argomento: i costumi e le pratiche dei popoli europei, sacralizzati dai nazionalismi, sono prima entrati in concorrenza e poi in competizione tra loro, generando guerre. Anche questo lato più grigio della storia, intrecciato all’affermazione degli Stati nazionali, non può essere ignorato, relegandolo a dettaglio secondario. Le lezioni che la storia c’insegna non si possono scegliere.

De Gasperi è stato uno di quelli che ha prestato orecchio alle due lezioni, che ha saputo riconoscere e rispettare le ricchezze degli Stati nazionali, pur consapevole delle debolezze di questi e della necessità di trovare soluzioni che le correggesse. Ho recentemente riletto il discorso del 1951 dell’ex Presidente del Consiglio all’Assemblea del Consiglio d’Europa e, tra innumerevoli spunti, vi ho ritrovato una frase che riassume perfettamente questo concetto: “l’associazione delle nostre esperienze sociali, culturali, amministrative raddoppia le nostre possibilità nazionali e le preserva da ogni decadenza dando loro uno slancio nuovo verso la creazione di una civiltà progredita ed ancora più elevata“.

Per De Gasperi è la condivisione, il mettere in comune le esperienze (positive e negative) del passato la chiave del cammino verso una civiltà sovranazionale che possa riassumere e rilanciare le forze nazionali verso un nuovo tipo di progresso. Non una negazione quindi, ma una sublimazione dello Stato nazionale all’interno di un nuovo, più avanzato sistema. Nel suo discorso De Gasperi fa riferimento a un’area specifica in cui si sarebbe dovuta rafforzare la condivisione: quella della difesa, un tema divenuto nuovamente d’attualità qualche mese fa, quando i leader europei si sono incontrati per discuterne il futuro (qui si trovano le loro conclusioni, tutto fuorché rivoluzionarie, che si aprono con un perentorio quanto ridicolo “la difesa è importante”…).

De Gasperi era stato strenuo sostenitore, per alcuni co-ispiratore, del plan Pleven, cioè del progetto nato a cavallo tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso che voleva istituire una Comunità europea di difesa, con tanto d’esercito comune sotto il controllo d’istituzioni sovranazionali, che facesse da garante al riarmo della Germania Ovest sostenuto dagli americani e tanto temuto dai francesi. L’idea era semplice ma ambiziosa: l’esistenza di forze armate comuni, condivise tra i vari paesi, avrebbe di fatto reso impossibile una nuova guerra tra i membri della Comunità poiché l’esercito sarebbe stato sì di tutti e per tutti, ma al tempo stesso di nessuno in particolare.

Il progetto fallì a causa dei suoi stessi promotori – i francesi – che cambiarono idea e ritirarono il loro sostegno non ratificando il Trattato di Parigi che avrebbe istituito la Comunità Politica Europea. De Gasperi moriva solo undici giorni prima della mancata ratifica del Trattato, senza aver visto materializzarsi uno dei suoi sogni politici più ambiziosi. 60 anni dopo, persi slancio e ambizione, ci sforziamo disperatamente di coordinare e concordare le parole – per le azioni è troppo difficile – dei leader europei quando si tratta di questioni di politica estera e di difesa. Chissà quanti di loro sanno che i loro predecessori erano stati pronti ad abbandonare non la moneta nazionale, ma addirittura l’esercito, per inseguire un avvenire migliore.

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Questa voce è stata pubblicata il 18 marzo 2014 da in ipse dixit, opinioni con tag , .

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