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Quaderno d'appunti e pensieri

Un’Europa che metta in comune le ricchezze della diversità – Giovanni Paolo II

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La vostra Europa sarà quella della libera associazione di tutti i popoli e della messa in comune delle molteplici ricchezze della sua diversità

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È consolidata abitudine che, nel corso delle sessioni plenarie del Parlamento europeo a Strasburgo, personalità di rilievo siano invitate a condividere con gli eurodeputati le proprie idee e visioni sull’integrazione europea. Nell’Ottobre del 1988, a pochi mesi dall’inizio dell’implosione del blocco sovietico, fu la volta di Papa Giovanni Paolo II.

Quello del Pontefice nell’emiciclo europeo fu un discorso conciso ma denso, concentrato soprattutto sulla necessità che, in un ordinamento fondato sul rispetto delle libertà civili, l’integrazione europea garantisca il diritto d’espressione religiosa in pubblico come in privato, sulla divisione tra “ciò che è di Dio e ciò che è di Cesare” e sul ruolo della cristianità nel forgiare l’identità e la cultura europea.

Giovanni Paolo II sottolineò inoltre che il processo d’integrazione europa è e dev’essere uno strumento d’affermazione della libertà individuale e collettiva che, negando le prerogative di dominio di una nazione o di una cultura sulle altre, promuova diritti e identità di tutti preservandone le diversità. Tutto questo ragionamento è riassunto nella frase: “la vostra Europa sarà quella della libera associazione di tutti i popoli e della messa in comune delle molteplici ricchezze della sua diversità”. Un più complesso “uniti nella diversità” che si ritrova nel motto dell’Unione europea.

Questa frase del Papa, che oggi suona quasi ovvia, contiene invece un messaggio importante, cruciale in quel periodo storico, racchiuso nell’espressione libera associazione di popoli”. L’aggettivo “libero” in questo caso era necessario a evidenziare la differenza esistente tra il processo d’integrazione europea – volontario, inclusivo e democratico – da un lato, e il blocco sovietico – coercitivo e culturalmente e politicamente egemonizzato dall’Unione Sovietica – dall’altro.

L’intervento davanti al Parlamento europeo anticipa gli eventi che si produrranno in seguito, dalla caduta del muro di Berlino dell’anno successivo fino all’adesione all’UE dei paesi d’Europa centrale e orientale nel 2004, che restituiranno al continente quello che lo stesso Giovanni Paolo II aveva definito “l’altro polmone” dell’Europa, anch’esso impregnato d’una cultura che vede nel cristianesimo un elemento cruciale d’ispirazione. Che piaccia o no, aggiungo io.

Non sono certo il primo a scoprire e parlare del ruolo catalizzatore svolto da Papa Wojtyła in relazione all’implosione del blocco sovietico e alla successiva riunificazione continentale. Anzi, proprio per questo suo ruolo ben conosciuto Giovanni Paolo II ha anche ricevuto nel 2004 il Premio straordinario Carlo Magno, solitamente riconosciuto a personalità che si sono distinte per il loro modo di sostenere e promuovere l’integrazione europea. Wojtyła, come anche il suo braccio destro e poi successore Ratzinger, aveva sempre avuto grande simpatia per la causa europea, nata dalla visione di pace di politici in buona parte d’ispirazione democratica cristiana: Schuman, Monnet, Adenauer, de Gasperi, per citarne alcuni.

Per concludere, vorrei citare le tre priorità che, secondo il punto di vista di Giovanni Paolo II, l’Europa dovrebbe realizzare:

“Innanzitutto, riconciliare l’uomo con la creazione, vegliando sulla preservazione dell’integrità della natura, della sua fauna e della sua flora, della sua aria e dei suoi fiumi, dei suoi sottili equilibri, delle sue risorse limitate, della sua beltà che loda la gloria del Creatore. Poi, riconciliare l’uomo con i suoi simili, accettandosi gli uni gli altri quali europei di diverse tradizioni culturali o correnti di pensiero, accogliendo gli stranieri e i rifugiati, aprendosi alle ricchezze spirituali dei popoli degli altri continenti. Infine, riconciliare l’uomo con se stesso: sì, lavorare per la ricostruzione di una visione integrale e completa dell’uomo e del mondo, contro le culture del sospetto e della disumanizzazione, una visione in cui la scienza, la capacità tecnica e l’arte non escludono ma suscitano la fede in Dio.”

Per quanto datate 1988, risuonano ancora fortemente attuali. Non saprei dire se per la capacità di Giovanni Paolo II d’anticipare i tempi o per l’incapacità umana di migliorarsi nel corso degli anni.

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Questa voce è stata pubblicata il 8 agosto 2013 da in ipse dixit con tag .

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