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Quaderno d'appunti e pensieri

L’Unione europa sarà pietra angolare dell’integrazione mondiale: parola di Habermas

Libro Habermas zoom

Jürgen Habermas è uno dei più influenti pensatori viventi e, nel corso della sua vasta opera, si è molto interessato alle questioni relative all’evoluzione dei sistemi d’organizzazione sociale e alla legittimità dei sistemi democratici. Inevitabile quindi che  s’interessasse all’Unione europea e la dissezionasse con gli strumenti a sua disposizione.

Ho letto “Questa Europa è in crisi“, l’ultimo saggio sull’Europa del filosofo tedesco edito da Laterza nel 2012 (titolo originale: “Zur Verfassung Europas. Ein Essay“, Suhrkamp Verlag, 2011) per farmi un’idea della maniera in cui questo interpreta e categorizza il processo di costruzione europea, e per conoscere le sue idee sul presente e il futuro dell’Unione europea.

Lettura complessa e densa, forse anche più del dovuto  a causa di una traduzione probabilmente non impeccabile, il saggio guarda al di là dell’Europa poiché, nella prospettiva del filosofo tedesco, l’Unione non è che un passo – pur se di fondamentale importanza – verso un governo della comunità mondiale o cosmopolitico. Ma guarda anche al di qua dell’Unione, poiché egli vede nell’affermazione e la protezione della dignità e dei diritti fondamentali dell’uomo  le fondamenta del processo d’organizzazione transnazionale, che ha avuto uno slancio importante a partire dall’affermazione progressiva e inarrestabile di questi principi e diritti a partire dal secolo XVIII.

Habermas ripone grandi aspettative nel processo d’integrazione europea, ma è cosciente del fatto che il modello attuale ha raggiunto i suoi limiti, soprattutto in termini di legittimità democratica. Il progressivo rafforzamento dei poteri del Consiglio europeo, anche al di fuori del mandato e competenze stabilite dal Trattato di Lisbona, ha rafforzato la “sovranità statale”, cioè l’affermazione della libertà arbitraria dello Stato all’interno del contesto internazionale, mentre Habermas sostiene che l’integrazione passi soprattutto attraverso il rafforzamento della “sovranità popolare”, cioè della libertà di ogni singolo individuo all’interno di un ordinamento giuridico.

Prof. Jürgen Habermas

Questa dicotomia, e la necessità di trovare un buon equilibrio tra le due componenti di sovranità, si riflette anche nella concezione che Habermas ha del potere costituente dell’Unione. Il filosofo tedesco afferma infatti che il potere costituente, la legittimità democratica dell’Unione ha una duplice origine, i cittadini dell’Unione e i popoli europei. Il progetto europeo da un lato garantisce l’interesse generale individuale dei cittadini dell’Unione, indipendentemente quindi dall’interesse nazionale, facilitando e promuovendo una maggiore integrazione per rispondere efficacemente ai problemi; dall’altro preserva gli interessi legittimi dei popoli europei, in particolare la capacità dello Stato di garantire un adeguato livello di giustizia e libertà al suo interno che i popoli europei vogliono giustamente proteggere. In relazione a quest’ultimo punto, è interessante notare come alcune forme d’euroscetticismo sono legate ai timori di uno smantellamento dell’organizzazione statale a vantaggio di un’entità sovranazionale che probabilmente non riuscirebbe a garantire livelli di giustizia e libertà comparabili.

In questa prospettiva, gli individui partecipano alla costruzione europea sia come cittadini europei (individui) rappresentati al Parlamento europeo, sia come componenti d’un popolo europeo (collettività) rappresentato al Consiglio. Questa lettura potrebbe sembrare ingarbugliata e fittizia. Ma a pensarci bene, viviamo quotidianamente situazioni e interazioni simili, quando pensiamo e agiamo in qualità di cittadini di un comune, di una provincia, regione o Stato a seconda dell’interesse in questione: ad esempio, per far riparare la strada strada dissestata sotto casa agiremmo come cittadini di un comune, non di uno Stato, senza che ciò c’impedisca d’agire come cittadini dello Stato per difendere i diritti alla pensione.

Habermas incita i politici a fare scelte importanti per permettere un’integrazione più completa e legittima, anche contro il loro proprio interesse di capi di Stato o governo, stimolando una conoscenza più ampia e corretta da parte dei cittadini di ciò che accade in Europa, soprattutto di come la vita quotidiana di ognuno sia profondamente influenzata dalle decisioni prese nell’Unione. Questo a suo avviso dovrebbe facilitare l’emergere di una società civica estesa all’intero continente (di nuovo, Habermas sottolinea la centralità dell’individuo e della collettività). Condizione necessaria per il suo emergere è che l’Unione si faccia garante di un’uniformità delle condizioni di vita dei cittadini europei: questo non significa un abbattimento delle differenze, che sarebbe a suo parere deleterio considerando la ricchezza della storia europea, ma un margine di variazione accettabile da un punto di vista della giustizia sociale.

Ciò che mi attira della tesi di Habermas, che – detto per inciso – è ben più articolata di quanto sinteticamente riportato in questo post, è la positività del messaggio e della visione della storia, nonostante l’attuale periodo. Come dicevo in apertura Habermas, riecheggiando Kant, crede che l’evoluzione delle forme d’organizzazione sociale porterà a un governo cosmopolitico, grazie alla costituzionalizzazione del diritto internazionale, che si sta lentamente ma inesorabilmente affermando con le Nazioni Unite. L’importanza dell’Unione europea in questo contesto  è fondamentale perchè permetterebbe d’avvicinarsi alla meta ultima. Ma Habermas ci mette in guardia da soluzioni estemporanee, rattoppate, che coprirebbero temporaneamente i problemi che stiamo vivendo senza affrontare le questioni fondamentali che, garantendo solidità tramite un’adeguata legittimità democratica, permetterebbero il conseguimento d’obiettivi più grandi di quanto possiamo realisticamente immaginare.

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