Prossima fermata: Europa

Quaderno d'appunti e pensieri

Gli “Spinelli” che aiutano a riflettere

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Ieri ho assistito al forum di discussione #Spinelliforum organizzato dal Gruppo Spinelli, un gruppo del Parlamento europeo composto da politici di schieramenti diversi uniti da una visione comune dell’Europa (questo è il loro manifesto), che s’inspira al padre dei federalisti europei, Altiero Spinelli appunto.

Tema del dibattito: “il federalismo europeo spiegato ai bambini… e ai capi di Stato e di Governo“. Fortunatamente l’evento è stato migliore del titolo.

“Star” presenti: Guy Verhofstadt e Daniel Cohn-Bendit (ormai inseparabili sembra), Andrew Duff con il suo progetto di trattato sull’Unione europea ancora segreto, Sylvie Goulard, Isabelle Durant e altri. Special guest: Elsa Fornero.

Tre i temi della giornata: democrazia europea (panel 1), economia sociale di mercato (panel 2) e convergenza economica e sociale dopo l’euro (panel 3). Trasversalmente, sono stati trattati anche i casi più caldi del momento, cioè il piano di salvataggio di Cipro e lo scontro tra Parlamento e Stati Membri sul quadro finanziario pluriennale. Poco invece è stato detto del caso ungherese, che invece avrebbe meritato una maggiore attenzione durante lo scambio sulla democrazia europea.

Come di solito accade in questi eventi, per quanto gradevoli e a tratti innovativi possano essere, il dibattito è troppo autoreferenziale. Questo è dovuto al fatto che la stragrande maggioranza dei partecipanti sono già convinti sostenitori della causa federalista, il che limita l’approccio critico. Questa situazione preclude uno scambio più ampio, che potrebbe magari svilupparsi in direzioni nuove e costruttive.

Ciò nonostante, durante il dibattito di ieri ci sono stati alcuni spunti interessanti che mi hanno colpito.

Uno di questi riguarda il ruolo del Consiglio europeo, bersaglio ricorrente delle correnti europeiste del Parlamento europeo da qualche mese a questa parte. Questo è infatti accusato – spesso a giusto titolo – di confiscare la democrazia europea, prendendo decisioni a porte chiuse senza consultare i rappresentanti eletti dal popolo europeo. La sua onnipresenza e onnipotenza stanno intaccando progressivamente le prerogative del Parlamento e della Commissione, rimettendo nelle mani dei difensori degli interessi nazionali particolari la soluzione di problemi che sono invece comuni europei, e che dovrebbero invece essere affrontati in altro modo.

Tuttavia Pierre Defraigne, direttore esecutivo della Fondazione Madariaga, ha offerto anche una differente lettura del ruolo del Consiglio europeo, meno conflittuale. In effetti, in questi ultimi mesi questa istituzione ha dovuto spesso  trovare soluzioni a situazioni complesse e delicatissime, senza tuttavia possedere i poteri necessari per farlo. Questo ha portato il Consiglio europeo a esplorare nuove vie, che hanno portato a una progressiva condivisione di prerogative e poteri nazionali a livello europeo per poter sopperire ai limiti dei trattati. In poche parole, si è realizzata una volontaria limitazione della sovranità nazionale de facto. È però chiaro che una situazione del genere non può durare a lungo e dev’essere risolta e legittimata al più presto con l’adozione di un nuovo trattato europeo.

Un altro spunto di riflessione interessante è stato proposto da Fintan Farrell, direttore dello European Anti-Poverty Network, il quale ha affermato che si potrà parlare d’una vera economia sociale di mercato (anche) quando l’economia europea non produrrà più scarti, rifiuti (waste), quindi quando si riuscirà a sfruttare in maniera ottimale le risorse e, soprattutto, quando nessuno sarà più lasciato indietro come uno scarto, appunto. L’utilizzo del concetto di waste in senso lato e applicato alla sfera sociale m’ha colpito, per il suo simbolismo e per la sua profondità. Sono molte le azioni che l’Unione potrebbe realizzare in questo campo, dall’ambientale al sociale, ma credo che nessuno abbia mai cercato di costruire un discorso politico – nazionale o europeo – esplorando questo concetto, per quanto crudo possa sembrare. È stato un peccato che la discussione successiva non sia andata più in profondità in questo senso, appiattendosi invece sull’ennesimo scontro tra i difensori del liberismo e quelli dell’interventismo in ambito economico.

Il panel che aspettavo con maggiore interesse, quello sulla convergenza economica e sociale, è quello che alla fine mi ha convinto di meno, gli argomenti tendono a essere sempre gli stessi. Verhofstadt ha però sollevato un punto interessante, riguardo l’importanza dei social benchmark, cioè di standard sociali minimi e massimi che possano garantire una convergenza sociale a livello europeo. Secondo lui, standard sociali minimi sono necessari per impedire il dumping sociale, una forma di concorrenza sleale tra Stati membri, mentre standard massimi sono necessari per garantire la competitività. Tuttavia il concetto di standard sociali massimi, per quanto immagino non debbano essere obbligatori, credo sia un concetto difficile da far accettare politicamente.

Il prossimo evento organizzato dal Gruppo Spinelli sarà sulla “primavera araba” e sul ruolo che l’Unione (non) ha avuto. Spero che presto non solo dibattano ma si mobilitino maggiormente anche per il caso ungherese.

 

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