Prossima fermata: Europa

Quaderno d'appunti e pensieri

L’euroscetticismo emerge dalle macerie dello tsunami elettorale

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Devo ammetterlo: gli argomenti che m’aspettavo di trattare nel primo post dopo le elezioni erano diversi. Pensavo a come poter descrivere i cambiamenti che l’attesa vittoria del Partito Democratico avrebbe portato a livello europeo, al ruolo che Bersani avrebbe potuto ricoprire nel Consiglio europeo e al suo impatto sulle politiche comuni, a cosa questa vittoria avrebbe potuto significare per Angela Merkel (in Germania si voterà a Settembre e la vittoria della sinistra in Italia, dopo quella di Hollande in Francia, potrebbe far venire strane idee ai tedeschi…).

E invece no: come tantissimi altri mi ero sbagliato. La realtà è molto diversa dalle previsioni pre-elettorali più quotate: ci si aspettava la facile vittoria del Pd con l’eventualità di un’alleanza con la Lista Civica con Monti per l’Italia, e invece ci ritroviamo con un pastrocchio in cui i vincitori sono, che piaccia o no, il Movimento 5 Stelle e il Popolo della Libertà.

Molti sono gli osservatori e i giornalisti che concordano sul fatto che il risultato del voto è espressione del crescente scetticismo nei confronti dell’Europa. Per esempio, Gad Lerner twittava:

A mio avviso si tratta di un euroscetticismo dettato più da elementi contingenti ed elettorali che da una convinta opposizione al progetto d’integrazione europea.

Nel caso dei “grillini”, sembra sia “di pancia”, radicato nel diffuso malcontento e opposizione di una buona parte degli italiani nei confronti di tutto ciò che rappresenta il potere tradizionale, che sia politico o finanziario, a livello nazionale, europeo o internazionale. Il M5S non ha espresso una posizione chiara né in favore né contro il processo d’integrazione europea nel suo complesso, una delle lacune del suo programma ricco ma frammentario. Lo ha fatto invece Grillo, che si è detto sostenitore del processo d’integrazione europea anche se insoddisfatto dei risultati raggiunti finora.

Nel caso del Pdl, mi sembra piuttosto un discorso opportunistico di Berlusconi per screditare il fattore cha aveva contribuito maggiormente alla sua temporanea caduta in disgrazia nel 2011, cioè la politica di risanamento di bilancio che non era stato capace d’attuare efficacemente per evitare un possibile, poi divenuto probabile, default. Dato l’ancoraggio del Pdl al Partito Popolare Europeo (e sentite anche le dichiarazioni di Berlusconi in un inglese discutibile), credo che lo scetticismo serva solo fini tattici ed elettorali, e non rimette in discussione la partecipazione al progetto d’integrazione europea.

Ho dato quindi uno sguardo ai dati dell’Eurobarometro per vedere se i sondaggi d’opinione degli ultimi tempi confermano questa tendenza. Ebbene, i risultati degli ultimi anni mostrano abbastanza chiaramente che gli italiani, storici – e forse anche un po’ acritici – sostenitori dell’integrazione, hanno assunto un atteggiamento progressivamente meno positivo nei confronti dell’Unione.

Ho scelto tre indicatori generali per mostrarlo, che rispondono alle seguenti domande:

1) Tenendo tutti gli elementi in considerazione, diresti che l’Italia ha beneficiato o no nell’essere membro dell’Unione (mercato comune)?

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2) In termini generali, credi che per l’Italia essere un membro dell’Unione (mercato comune) sia…?

line_5_Italy_2005_06_2011_05

3) In generale, l’Unione europea rievoca un’immagine molto positiva, abbastanza positiva, neutrale, abbastanza negative o molto negativa?

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Non c’è molto da aggiungere a questi grafici, che sono molto chiari. Si può solo osservare che la tendenza sembra cambiare negli anni in cui l’Italia ha cominciato a risentire maggiormente delle conseguenze della crisi economica.

Resta però da capire se e come la percezione dell’Europa ha influenzato il voto degli italiani.

Personalmente sono convinto che questa abbia giocato un ruolo marginale, in parte trascurabile, nella scelta degli elettori “grillini”. È chiaro che il motivo principale per cui quasi il 30% degli italiani ha votato il M5S è la voglia di ripulire e moralizzare la politica italiana, e l’Europa in tutto questo c’entra solo in quanto espressione dei “poteri forti”. Inoltre, pur dubbioso sull’euro, Grillo s’è espresso in termini critici nei confronti della maniera in cui il progetto europeo s’è sviluppato, ma non del progetto in sé.

Ancora una volta, è più difficile capire il fattore principale del voto per il Pdl. Messi da parte il carisma di Berlusconi, le promesse di rimborso dell’Imu e d’abbattimento delle tasse, è possibile che la percezione dell’Europa abbia giocato un ruolo secondario, anche se non marginale, per gli elettori del centro-destra. L’attacco frontale sferrato dal Berlusconi contro le politiche europee di risanamento di bilancio e contro la Germania hanno probabilmente contribuito a convincere una parte degli elettori, magari quelli più critici della politica d’austerità “imposta da Bruxelles” (in realtà concordata con i partner europei per evitare che la sovranità economica italiana fosse requisita dalla troika Commissione-Banca Centrale Europea-Fondo Monetario Internazionale, come in Grecia e in Portogallo).

Su quest’ultimo punto, vorrei sottolineare che tutti i partiti, Lista Civica inclusa, hanno fatto campagna rinnegando le politiche d’austerità e promettendo misure per rilanciare la crescita economica e lo sviluppo. Sbagliano a mio parere quegli osservatori italiani e stranieri che affermano che il risultato del voto è un’espressione della volontà di porre fine alle politiche d’austerità: è la campagna elettorale stessa che ha espresso questa volontà, ancor prima che si votasse.

Tutte queste considerazioni sembrano confermare che la crescita dell’euroscetticismo sia temporaneo, congiunturale (a differenza di quanto accade in paesi come Danimarca, nella Repubblica Ceca o nel Regno Unito), dovuta soprattutto alle conseguenze della crisi economica, alla lentezza con cui l’Unione Europea ha saputo reagire – contribuendo a situazioni tragiche, in alcuni casi – e a una disaffezione generali nei confronti della politica “tradizionale” in tutte le sue forme.

Se da un lato sono contento che si tratti d’un fenomeno transitorio, e spero di non essere contraddetto negli anni a venire, dall’altro credo che questo debba diventare un stimolo per un dibattito più completo e maturo sull’Europa, che è mancato in questa campagna elettorale, anche se meno che in passato. Le elezioni europee del prossimo anno ci offriranno una nuova possibilità.

La democrazia non teme dibattiti aperti e scambio d’opinioni tra sostenitori e oppositori di un’idea, a patto che non si trasformi in uno scambio di urla tra sordi. Tecnica nella quale purtroppo la politica italiana ha eccelso negli ultimi anni.

PS: essendo già stata sottoposta a gravi maltrattamenti e abusi negli ultimi giorni, questo post è stato realizzato senza l’utilizzo della parola “populismo” in nessuna delle possibili forme grammaticali.

Post aggiornato il 1/3/2013 per correggere errori riguardanti la posizione espressa dal M5S e da Grillo sull’integrazione europea e l’euro. Grazie a Mauro Casolino per la segnalazione indiretta.

PS2: in un periodo di crescente euroscetticismo, è ammirevole il coraggio e la perseveranza del Presidente Napolitano nel difendere e sostenere la causa europea e i suoi benefici (aggiornamento 8/3/2013).

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