Prossima fermata: Europa

Quaderno d'appunti e pensieri

La lunga strada verso la democrazia europea: opinioni sul libro di Goulard e Monti

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Quella in corso da qualche anno è una crisi della democrazia non dell’Europa, cioè dell’Unione Europea e delle sue istituzioni, ma in Europa, poiché riguarda il sistema politico attuale nel suo complesso, sia dell’Unione che dei suoi Stati membri. La conseguenza più evidente è l’attuale crisi economica e finanziaria che ha minacciato la sopravvivenza dell’euro o – meglio ancora – l’inadeguatezza delle risposte politiche a livello europeo e nazionale per evitare la catastrofe. L’unica risposta efficace per risolvere questa crisi, prevenire che ne emergano di nuove e rafforzare la democrazia in Europa è far avanzare il processo d’integrazione, fornire all’Unione gli strumenti necessari per rispondere adeguatamente alle sfide del mondo contemporaneo che gli Stati, da soli, non possono fronteggiare in maniera efficace. Questo processo necessita un ripensamento radicale delle dinamiche e del funzionamento dell’UE, per riuscire a realizzare tramite il popolo e per il popolo europeo una vera democrazia su scala continentale. Pur guardando al futuro, anche remoto, questo rinnovamento deve continuare a seguire il solco tracciato dai padri fondatori dell’Europa, che con grande lungimiranza avevano compreso che la condivisione della sovranità nazionale, l’integrazione progressiva e l’eguaglianza tra membri fosse la strada maestra da seguire. Nonostante i buoni intenti, questa strada è irta d’ostacoli da superare: il risorgere dei nazionalismi e dei populismi, la ritrosia degli Stati membri nel condividere competenze e poteri in alcuni settori chiave (politica economica in primis), le carenze del sistema istituzionale europeo, le difficoltà di far nascere dibattito, democrazia e demos europei.

In estrema sintesi, questa è la mia lettura della tesi difesa da Sylvie Goulard e Mario Monti nel loro ultimo libro “La democrazia in Europa. Guardare lontano edito da Rizzoli (titolo originale: De la démocratie en Europe. Voir plus loin, Flammarion). Si tratta d’un saggio convincente, che unisce l’analisi critica dei limiti raggiunti della costruzione europea all’entusiasmo propositivo e realista in supporto a un progetto politico di più ampio respiro, innovatore e modernizzatore. Il libro è anche il risultato dell’analisi comparata del processo d’integrazione che ha portato le colonie inglesi alla creazione degli Stati Uniti d’America, tramite lo studio dei “Federalist Papers” dei padri fondatori americani e de “De la démocratie en Amérique” di Alexis de Toqueville, e della riscoperta dei primi passi compiuti dal processo d’integrazione europea, attraverso l’analisi delle memorie di Jean Monnet e di alcuni discorsi chiave.

Sylvie Goulard

Sylvie Goulard

Non si tratta però d’un testo estemporaneo, concepito e redatto in reazione agli eventi recenti (anche se credo che questi siano serviti da elemento catalizzatore) o per dar modo al presidente Monti di sviluppare la sua posizione sull’Europa in vista delle elezioni. Questo libro è il risultato di un processo di maturazione della posizione degli autori cominciato anni fa e ora giunto a compimento. Affermo questo poiché ho avuto il grande piacere d’essere stato prima alunno e poi assistente di Sylvie Goulard al Collège d’Europe a Bruges nel periodo 2005-2008 e d’averla aiutata nel mio piccolo a organizzare il suo corso e un seminario col presidente Monti proprio sugli aspetti affrontati nel saggio, che riecheggiano in maniera più elaborata gli argomenti allora trattati.

Nell’affermare la loro tesi, gli autori superano l’idea di Milward, secondo cui il processo d’integrazione è uno strumento che gli Stati membri hanno azionato per garantire la propria sopravvivenza dopo la seconda guerra mondiale, in quanto sostituiscono questa interpretazione “utilitaristica” dell’integrazione per i fini della sopravvivenza dello Stato, con un’interpretazione dell’integrazione che mette al centro l’interesse dei popoli europei. Per raggiungere il necessario livello d’integrazione (e che non si parli di “federalismo”, per carità, è una parola troppo ambigua nelle varie lingue europee!) è necessario che si realizzi la democrazia ad opera e per il popolo europeo, cosa ben lontana dal realizzarsi. Al contrario, la percezione ormai troppo comune è che l’Europa si faccia a discapito, se non contro, il popolo.

Goulard e Monti sono molto espliciti e diretti quando rimproverano agli Stati membri, e ai politici in generale, di vivere con lo sguardo troppo spesso rivolto alle prossime elezioni, di pensare nel breve termine; quando attaccano direttamente i populismi e nazionalismi che riprendono a emergere in Europa, in modo particolare in periodi di crisi, oggi come tra le due guerre mondiali; quando svelano l’ipocrisia dei governanti nazionali, che accusano l’Europa di non saper funzionare correttamente, ma al tempo stesso rifiutano di procedere a riforme che potrebbero garantirne l’adeguato funzionamento.

Molti sono gli spunti che meriterebbero d’essere citati e commentati: sui referenda sull’Europa, sul controllo dell’inflazione come bene comune, sulla necessità di coniugare politiche per la competitività e politiche sociali (l’una principalmente a livello europeo e l’altra a livello nazionale), sul bisogno di decostruire i falsi miti e i pregiudizi sull’Europa, sull’anacronismo delle frontiere e sul loro ruolo nel proteggere le violazioni dei diritti fondamentali, sulla necessità di stabilire un organo politico che possa controbilanciare il Consiglio europeo, ecc. Non vorrei però rovinare il piacere della scoperta di questi argomenti a chi avrà modo di leggere il libro.

Alcuni lettori saranno forse delusi quando conosceranno le proposte di riforma dell’Unione avanzate dagli autori. Se le proposte per il breve e medio termine sono concrete e a mio parere realizzabili, le proposte per il lungo termine sono piuttosto vaghe, anche se apertamente sostenitrici d’una maggiore integrazione. Sarà scontento chi spera di trovare riferimenti espliciti alla necessità di creare gli Stati Uniti d’Europa o d’introdurre un sistema parlamentare a livello europeo. Per Goulard e Monti è prima di tutto necessario stabilire le regole del gioco: qualunque sia il contenuto della futura riforma dell’UE, qualunque sia il testo sul quale gli Stati europei saranno direttamente o indirettamente chiamati a esprimersi, bisognerà abbandonare la regola della ratifica all’unanimità e passare all’adozione del futuro nuovo testo fondamentale dell’Unione a maggioranza dei suoi membri. Questo, a loro parere, è l’unico modo per evitare lo stallo e rilanciare il processo d’integrazione.

Mario Monti

Mario Monti

Nonostante ciò, come si sarà capito, il mio parere sul libro è positivo. Respingere al mittente la critica che la crisi riguarda solo l’Europa, e affermare che essa è ben più ampia e multiforme di quanto la si voglia far pensare, aiuta a relativizzare e ridurre il complesso d’inferiorità e la mancanza di fiducia in sé stessi dei sostenitori del progetto europeo e dell’Europa istituzionale.

Tuttavia, ci sono alcuni elementi che avrebbero meritato migliore considerazione e altri che non sono stati affrontati affatto (per esempio la questione dell’allargamento). In particolar modo, ci sono due punti deboli che mi stanno a cuore e sui quali vorrei soffermarmi.

Il primo riguarda il ruolo secondario riconosciuto all’Europa dei diritti nel futuro della costruzione europea rispetto all’Europa economica e dell’Euro. Se in linea generale sarebbe difficile negare il ruolo cruciale dell’Euro nel processo d’integrazione europea e sottovalutare che il suo futuro probabilmente determinerà se l’Unione sarà o non sarà, credo che la questione dei diritti dei cittadini europei diventerà (o almeno dovrebbe diventare) presto centrale per stabilire la direzione da seguire e per far emergere dibattito e demos propriamente europei. Goulard e Monti mettono molto l’accento sull’economic governance e sull’euro, e sembrano sottovalutare l’importanza di queste questioni. Per quanto sia importante, è difficile immaginare che i cittadini s’interessino e soprattutto si mobilitino in relazione al governo economico dell’euro, mentre questo potrebbe accadere per dibattere su diritti e opportunità che l’Unione deve garantire e promuovere. L’Europa, pur essendo già all’avanguardia nel tema della promozione e rispetto dei diritti individuali, ha ancora molto da mostrare a sé stessa e al resto del mondo.

Il secondo punto debole riguarda invece la semplificazione del sistema europeo. Trattato dopo trattato, modifica dopo modifica, il sistema politico dell’Unione europea è diventato molto complesso, di difficile accesso e comprensione. Per poter stimolare la partecipazione e il dibattito, bisognerebbe che i cittadini possano facilmente comprendere il funzionamento dell’Europa, per poter poi contribuire in maniera costruttiva. Goulard e Monti propongono a mio parere un’ulteriore complicazione della galassia europea quando suggeriscono la creazione d’un mini Parlamento dell’Eurozona all’interno del Parlamento europeo, la creazione d’un bilancio dell’Eurozona accanto al bilancio dell’Unione, e altre misure simili. Non discuto l’utilità e l’efficacia di queste misure, ma il fatto che complicherebbero ulteriormente il sistema attuale. Credo che la semplificazione sia ormai un elemento necessario per contribuire alla nascita di dibattito e demos europei. La forma probabilmente più drastica ed efficace sarebbe d’abbandonare ogni forma di geometria variabile, d’Europa à la carte e a più velocità, e creare un’Unione basata sulla totale eguaglianza dei suoi membri.

Oggi, mercoledì 30 Gennaio, Sylvie Goulard e Mario Monti presenteranno il loro libro al Bozar di Bruxelles e vi assisterò. Spero di riuscire a porre una domanda riguardo questi due punti deboli menzionati sopra. Dovessi riuscirci, aggiornerò quest’articolo con la loro risposta.

PS: purtroppo il Bozar era pieno zeppo e il dibattito non prevedeva la possibilità d’interagire con i partecipanti… Quindi niente risposte ai miei dubbi! (update: 31/1/2013)

PS(2): ecco il video del dibattito al Bozar di Bruxelles (update: 4/2/2013)

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Questa voce è stata pubblicata il 30 gennaio 2013 da in futuro dell'Europa, libri, opinioni con tag , , , , , .

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